– Gastone –

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Gastone, lui, mi guarda, ed oggi il suo sguardo mi ha chiesto un’infinità di cose, tutte in un solo minuto.

“Cosa provi? Cosa stai pensando? Cosa ti manca? Cosa vorresti dire? Insomma, mi parli?”

Gastone vuole che io parli, ma io vorrei solo parlare al momento opportuno, ovvero, quello in cui ad ascoltarmi c’è quel respiro che ora si è nascosto, da me.

Da piccola mi piacevano molte cose, ma il gioco del nascondino no, tutti alla fine si ritrovavano ed io, io, rimanevo puntualmente sola e nascosta tra i cespugli, e gli altri finivano col dimenticarsi persino del mio esserci.

Ed è con il gioco del nascondino che ho imparato a tacere, anche laddove vorrei urlare.

Non è pazienza, è abitudine di vita.

Mentre continuavo a comunicare con il mio gatto ho scoperto la sua attenzione, non ha voltato nemmeno per un secondo il suo sguardo dal mio, mi ha donato tenerezza.

Eppure a volte mi trovo ad essere molto severa, con lui.

Eppure, nonostante le mie sgridate è rimasto lì, ad ascoltarmi.

Le volte in cui mi vede dolce sono quei momenti spesi a pulire i suoi occhi, a dargli da mangiare e fargli i massaggi con il guantone cattura pelo.

Eppure è rimasto lì, credo quasi per mezz’ora, finendo con un piccolo miagolio che sembrava dire “parlami ancora”.

Ma ero stanca, e l’ho lasciato lì, sulla sua sedia, con il suo sguardo, dopo una lunga carezza di ringraziamento.

L’unicità dei gatti.

@ElyGioia

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