– Ultimo soffio –

IMG. Dal Web

Vento che stai portando via da me ciò che di più caro ho nel cuore, ora buttami pure giù.

Tempo che stai portandomi via ciò che di più prezioso riempie le mie ore, ora passa pure in fretta.

Perchè il silenzio è letale per l’anima che ama, il riposo starebbe nel rumore, pure in quello più forte.

Chiave che ora hai chiuso l’uscio della bocca del cuore, riapri tu ogni corda vocale, perché le parole fanno vivere, il resto trafigge.

Ogni angolo strozzato vive di quel ricordo bagnato dalla voglia di viversi e dal bisogno di riceversi.

Si, il ricordo va respirando a quando il bisogno vinceva anche in quei minuti impossibili, eppure arrivava e si viveva.

Voglia di vincere il tempo, servono armi da entrambe le parti.

C’è chi sta bene nell’aspettare l’avvenire delle cose, c’è chi senza pretendere di conoscere il minimo dettaglio futuro, cerca comunque un minimo di consolazione; è necessaria, lo è.

L’uragano non sono più io ma tutto il resto, tutto ciò che quotidianamente si affronta, io ne rimango semplicemente travolta nel mezzo, invisibilmente.

Ed invisibilmente rompo la mia stessa anima per farne uscire un po di quel buono che prima si notava.

Quando le grida cessano e la grandine smette di cadere, esce solo un sospiro.

Un sospiro che, sfinito, piange, dopo le colpe datagli, dopo le preferenze attribuitegli, dopo il bisogno, nonostante tutto, solo ed esclusivamente d’attenzione d’amore.

Solo, ed esclusivamente, d’attenzione d’amore.

Disperatamente ed esclusivamente, d’attenzione d’amore.

Fragilmente ed esclusivamente, d’attenzione d’amore.

Capire se il bisogno dell’altro sta non solo dalla parte che parla ma anche da quella parte che non si esprime.

Solo questo, semplicemente, struggentemente, solo questo.

Dolcezza ed amore bagnati da presenza, struggentemente, solo questo.

Da parte di chi viveva nel suo quadrato circondato di spine, sono parole che non possono essere buttate via, non possono, non lo vorrebbero.

Perché, non è una aggressione ma una richiesta d’amore.

Non è una dannata aggressione, ma una semplice dichiarata richiesta di te.

Nei tuoi momenti, di te.

Non è far passare il bello per il bruto, rimani sempre bello, sempre.

In tutte le mie colpe datemi, le spine non le sento nemmeno.

Possono queste parole non andare a vuoto? Possono non scagliarsi in un muro? Il vuoto ed il muro non si possono stringere, ed è per questo che c’è il bisogno di presenze.

Per vivere e stringere.

Finito.

“Lettera ad un amore”

@ElyGioia

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