– I casi belli, nelle frecce –

Primo pomeriggio di un caldo giorno d’estate. L’orologio segna le 16:50 ed una voce continua ad annunciare disguidi e ritardi. Valige che corrono qua e là, il rumore delle tazzine del caffè posate velocemente nel bancone del bar della stazione, sguardi rivoltip all’insù, verso i tabelloni, che inciampano su altri sguardi. E pure qui, non mancano le note a far da sottofondo a tutto questo momento caotico. Mancano solo dieci minuti all’arrivo della freccia. Già stufa per il caldo, lo stress, il pensiero di un lungo viaggio, di cambi e cambi da stazioni a stazioni. Sembra un mini razzo, vestito di carrozze, più silenzioso rispetto i suoi simili, ma la voce annuncia il suo puntuale arrivo e la futura partenza.

Carrozza numero 5, posto 11b, frettolosamente le persone salgono alla ricerca del proprio numero, chissà, magari lo giocheranno sperando porti fortuna. Io ho il mio, lo leggo ad alta voce e sento una voce alle spalle che dice <è qui!>. Mi giro e vedo uno sguardo solare, uno di quegli sguardi capaci di farti passare il fiatone dovuto alla salita trascinando dietro valige stracolme di ricordi, pesanti, ingombranti seppur belli. Soave impressione. La freccia parte ed il paesaggio inizia a cambiare.

11b davanti ad 11d, quello sguardo solare sistema la sua borsa blu sotto il sedile con accortezza e gentilezza rara. <Sei di qui o sei di ritorno dalle vacanze?> , altro sorriso, inizio a pensare che questo viaggio mi rimarrà dentro, certa che mi regalerà qualcosa. Inizia il dialogo, la conoscenza, di quelle che chiedono con l’unico scopo di conoscere, di quelle che riconosci esser semplici, pure, senza secondi fini. <Che lavoro fai al nord?>, <ah, scrivi, che bello, che genere? Poesia, ma che bello!>. <Ti devo chiamare scrittrice o poetessa?> . Oddio, chiamami semplicemente per nome o come desideri tu. Mi trovo in quello stato d’imbarazzo che mi vorrebbe nascondere nell’ultimo posto in fondo al treno, quel posto non raggiungibile da nessuno. Il suo telefono scorre su google alla ricerca di un libro “L’insieme nel cuore di una donna”. Sento dal cuore di dovermi aprire, sento che ho davanti un cuore pari al mio, curioso e con occhi sgranati pieni di bontà. Io la mia vita, lei la sua, si chiama Patrizia, davvero un bel nome. Scenderà dopo di me, la dovrò salutare prima io, questo mi dispiace un po. Scenderà dalla sorella, un paese non così tanto lontano dal mio. <Magari posso venire a fare una passeggiata nel tuo paese in questi giorni prima che io riparta, se riesco ci possiamo trovare> . Questa anima è davvero speciale, penso. Due vite diverse che rimangono come con quella sensazione al cuore di voler conoscere di più, sentendo che con quella vita si può dare e ricevere, senza dover chiedere nulla. Come quella sensazione di aver conosciuto un’amicizia che si attendeva. Sono parole forti? Io faccio tutto troppo forte. Ma questo non è troppo, è magicamente naturale. I nostri anni, i nostri cari, le nostre città, ed i sorrisi. Perse a tal punto di non essermi accorta delle quasi quattro ore passate seduta. Alzo lo sguardo, lo schermo della freccia mostra la mia destinazione, il vero viaggio me lo ha fatto fare lei, si, Patrizia. Nel raccontarmi e nel sentirmi ascoltata e guardata con vero interesse, alla pari. Questo è il vero premio di giorni passati a cercare nuovi monumenti sotto il sole. Mi alzo, non arrivo a prendere la valigia posta sopra di me, si alza e mi aiuta, altri sorrisi. È ora di cena ma non ho fame in questo momento, rapita e nutrita da chi mi sta regalando belle sensazioni. <È stato un piacere davvero>, due baci sulle guance, come due amiche di vecchia data. <buon proseguimento di viaggio>. Scendo e sento di aver lasciato e preso qualcosa allo stesso modo e tempo.

Guardo il treno ripartire, incantata osservo tra i finestrini ed in mezzo a tutto il caos della stazione sento solo musica e aria fresca, pulita, leggera, nuova. Tra un ora circa arriva il prossimo treno, consapevole di non trovare più quella voce solare. Le 21:25 salgo sul Regionale. Continuo a pensare a quella conoscenza. Una notifica illumina il mio cellulare. <arrivate?> sorrido e rispondo. Che dire, i casi belli della vita, quelli più rari, regalatomi dalla freccia. Con tutti i disguidi sui tragitti chi lo avrebbe mai detto. Ora è tardi, spero di aver donato ciò che pure io ho ricevuto, cara Patrizia. Grazie pure a te cara freccia rossa, fanne accadere più spesso di cose così. Perché questi sono i momenti capaci di far girare il motore dei buoni sentimenti in tutto il mondo, tu trasportali sempre, non stancarti mai di sfrecciare a destra come a sinistra. Sto per addormentarmi, dopo aver raccontato questo al mio cuore. Mi da la buonanotte ed io mi poso leggera al suo pensiero per entrare nei suoi sogni. Penso <Buonanotte anche a te Patrizia>. È una sensazione rara il sentirsi apprezzati per ciò che si è e per ciò che si compone con il cuore, tu mi hai regalato questo. Chissà, magari davvero a breve ci troveremo qui a bere un caffè.

“Esperienze”

@ElyGioia

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