– Almeno tu –

IMG. Dal Web

Almeno tu so che puoi ascoltarmi. Sono qui tra le fessure delle finestre della mia anima, della mia casa, delle mie inquietudini. Il sole spacca gli occhi, puoi cercare di coprirlo un po? Da lassù forse ci riesci. Sono come eri tu. Desiderosa di vedere serenità e felicità nella vita di chi amo, seppur triste di non esserne partecipe. Sarebbe stata un’estate diversa, sarei venuta da te. Avrei spostato mezzo mondo per poter riprendere ogni anno perso, senza le tue carezze, senza il mio esserci per te. Tu ora puoi guardare il mio cuore da un’altra prospettiva, puoi forse modificarlo un po? Mi serve più forza, più comprensione e meno paura e senso di inutilità. Puoi aiutarmi, almeno tu, a vivere l’amore ed a custodirlo non badando a tutte le mie mancanze? Io so che tu ne eri capace. Lo sei stata fino il tuo ultimo respiro. Ed io, non ero li. Dannazione, non c’ero. Ci sono due nuvole nel cielo, quella di sinistra sembra avere la forma di un vulcano. Quella a destra somiglia ad un fiore i quali petali sembrano essere evaporati, talmente si strofinano nel cielo. Io immagino quel vulcano. Lo immagino pieno di tutto ciò che sento, ogni emozione dilagnante. Voglio che fuoriesca da esso ogni cosa, per vederlo svuotato nel suo vuoto circostante. Così se proprio deve sentirsi questo vuoto almeno non venga interrotto da bisogni incombenti. Un aereo passa ed il fiore sembra traballare, è fragile pure lui? Possibile che riesco ad immedesimarmi in entrambi? Sono così diversi, un vulcano ed un fiore, come posso io vedere il mio corpo su di loro nello stesso momento?. Tu ora conosci il mistero della vita, non ti chiederò di svelarmelo. Chiedo solo di aiutarmi a far si che la mia di vita, condizioni e situazioni annesse, lasci un profumo leggero e non un ricordo pesante. Così triste, così immobile, almeno tu puoi scuotermi?. Perché le mie urla sono come silenzi e le mie mani, agitate nel vento, sono invisibili. Queste sono parole riflesse in quello sguardo che vorrei ora, quello che seppur intubato, ha saputo darmi più di quanto tu possa immaginare. Oggi sarei stata accanto a te a chiederti carezze, magari con la testa poggiata sulle tue ginocchia, come una bimba. Ti avrei confidato ogni cosa, tutto ciò che sai ora. Ma non è lo stesso, non posso parlarti a voce. In realtà, non posso parlare a voce non solo con te. Ma tu questo già lo sai, sai tutto. Il poter buttare fuori suoni dalla bocca è ben diverso. Un dialogo non è come un monologo, e questo è un esasperato monologo. Ora, zia, raggruppa i raggi di quel sole che mi acceca, se puoi, inseriscili dentro di me. Non importa se poi fuori sarà buio, tu se puoi, fallo. Volevo salutarti. Volevo dirti che mi manca il tempo che ci saremo potute dedicare. Mi manca il mio amore. Oggi manca tutto e domani sarà peggio o forse no, non lo so. Non sono destinata a saperlo. Aiutami ad essere una vera guerriera, costi quel che costi. Voglio soffrire amando. Perché non sarebbe vita senza amore. E se amare è soffrire, be, aiutami a soffrire il meglio possibile. Affinché la mia sofferenza copra ogni cosa e che chi amo non la subisca ma la raccolga tra le mani come una piccola perla. Ciao, zia. E grazie perché almeno tu, puoi ascoltarmi.

“Lettere da anima ad anima”

@ElyGioia

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