– PREFAZIONE “ALLA MIA ETÀ” –

Mi sono fatta sola. Tutto ciò che ho come tutto ciò che non ho è esclusivamente per merito e demerito mio. Quando le porte della mia cameretta hanno iniziato a schiacciarmi il cuore, nessuno se ne prese cura, ero solo una ragazzina, una stupida ragazzina intimorita dalla vita con la convinzione che sarei stata una donna inconcludente e che non sarei riuscita mai a costruire nulla. Così mi volevano far credere. Non sono figlia di nessuno se non di Dio, il che non è affatto poco. Portavo i miei undici anni nella solitudine più totale, per quello vagavo sempre alla ricerca di quel qualcosa di diverso da ciò che già “avevo” in quella casa. Non ero una di quelle ragazzine che chiedeva mai aiuto direttamente, preferivo chiudermi in me stessa con la speranza che qualcuno prima o poi si sarebbe accorto del mio profondo dolore e disagio. Hanno visto loro, eccome se non lo hanno visto, solo che hanno preferito chiudere gli occhi e così i miei, di occhi, con il tempo sono diventati ciechi dalle innumerevoli delusioni. Nel libro della mia “inutile” vita vi sarà tutto quanto, si arriva a quel punto, prima o poi, in cui si ha bisogno di confessare tutto, ma proprio tutto, per poter poi voltare pagina e rinascere. La prendo come una seconda possibilità di vivere e non più di sopravvivere. Quando si cresce con il sentire la terra tremare sotto i piedi costantemente si ha bisogno assolutamente di un piccolo pezzo di cielo sul quale posarsi, io l’ho trovato nell’amore. Sì, perché se si ha la convinzione che una persona che non ha mai ricevuto amore non potrà mai essere in grado di provarlo o di donarlo ci si sbaglia, di grosso. Alla mia età oltre che ad essere una donna sono anche una madre. Madre piena di difetti, forse ma se c’è una cosa che porterò sino alla tomba è che non avrò mai né la forza, né il coraggio e né la volontà di lasciare mia figlia sola ed indifesa. Ho la certezza che se pur mi trovassi senza niente non smetterei un solo attimo di proteggerla tra le mie braccia. Con che coraggio si può vivere con l’indifferenza verso il dolore o verso le difficoltà della vita di un figlio?. Non giudico, parlo da figlia come parlo da madre e da padre, si, perché la vita m ha dato di dover ricoprire entrambi i ruoli, e ne vado orgogliosa. Pienamente orgogliosa di quanto io amo mia figlia. Sono sempre stata dell’idea che una persona fino a che non ci si trova, in una determinata situazione, non la può capire fino in fondo. Proprio così. Sta di fatto che, se per chi ha messo il seme e per chi lo ha partorito tutto ciò è normale, per me no. Io mi chiederò sempre come si possa abbandonare, come ci si possa dimenticare del sangue del proprio sangue. Mi chiedo come si possa diventare così ipocriti e falsi davanti alla gente e poi dormire sul proprio caldo cuscino avvolti dal calore della propria famiglia. A me la famiglia l’hanno distrutta da bambina. Nei miei tanti errori ne sono uscita però sempre da sola, non lo so se quelle famiglie nate dopo di me, nelle mie condizioni di un tempo, ne sarebbero uscite meglio. Non ho avuto dei grandi esempi di semplicità ed umiltà ma ricordo con affetto le braccia di una nonna che tanto aiutava la figlia e che purtroppo non ho avuto il coraggio di assistere quando si ammalò, anche perché di quella famiglia erano anni che non avevo più notizie e nella mia mente galleggiavano solo brutti ricordi, fatti di dispetti e ferite che mai si emargineranno del tutto. Vorrà dire che per mia figlia farò anche da nonna, come da nonno. Alla mia età si può fare anche questo. Conosco il finto buonismo come il nascosto egoismo. Li ho pienamente vissuti a colpi sulla mia schiena, ma ringrazio ogni colpo perché mi ha fatto capire come non essere mai con gli altri. Io sono uno di quei casi umani, rari, che può davvero dire <<sono ciò che sono per me stessa e non a virtù di altri, come non sono ciò che sarei potuta essere per lo stesso motivo>>. Sarei dovuta essere più determinata, più egoista, più stabile, più forte, ma avevo le gambe spezzate eva bene così, ormai è tardi, ormai è passato. Ma, è giusto che il presente sappia, e che la vita ascolti anche la mia verità, perché me lo merito. Ho taciuto a me stessa troppe volte, troppi anni, sino a sentire il sapore del fango in bocca, ore c’è n’è troppo, e deve essere gettato negli abissi del passato. Avrei dovuto forse pretendere attenzione ed amore? Non sono cose che si possono pretendere, sono cose che si dovrebbero donare naturalmente verso colui o colei che si ha deciso di mettere al mondo. Altrimenti, qual è il motivo per il quale lo si è fatto?.

“prefazione” *Alla mia età* di Elisabeth Gioia Carbone @copyright Ottobre 2019

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10 replies

  1. 😃, per le belle parole come madre, per la tenacia, e il rispetto che ti porti. 😞 per il dolore che somiglia un po’ al mio fra delusioni e abbandoni.
    🧡 per noi due e per tutte quelle come noi o simili a noi perché nessuna può essere uguale.

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  2. Sono molto d’accordo su diverse considerazioni generali; tipo che non si capiscono le cose fino a quando non le si prova direttamente, o che non è vero che chi ha avuto la sfortuna di non ricevere amore non è neppure in grado di donarlo…
    È un esempio di forza, determinazione, lealtà, onestà, rispetto, amore quello che tu stai dando.

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