– ORIANA FALLACI 29 GIUGNO 1929 – ( PART 1 )

Quando penso al mio passato, alle ore passate a scrivere sui miei diari (sì, uno solo non era soddisfacente), ai libri che hanno arricchito la mia adolescenza con forti emozioni, non può non venirmi in mente un solo ed unico nome, ovvero, Oriana Fallaci. Ho piena consapevolezza del fatto che basti cercare su google questo nome per trovare una miriade di informazioni sulla stessa, i libri pubblicati, i suoi viaggi, il suo modo di essere giornalista o la sua malattia. Da sua umile lettrice ed appassionata del suo stile talentuoso vorrei portare alla luce dei miei ricordi chi era davvero Oriana Fallaci e non solo chi è stata per tanti o cos’ha fatto nella sua vita. Se qualcuno di voi mi chiedesse <<chi era Oriana Fallaci?>> io risponderei spontaneamente <<Una Donna, una grande Donna>>. Lungi da me il sottovalutare il suo aspetto artistico, io amo la sua penna e conosco i suoi splendidi libri, dopo ve ne parlerò, ma lasciatemi dire prima di ogni altra cosa che la Signora Oriana Fallaci è stata una grande donna, una di quelle che portano sulle spalle la D maiuscola. Certamente non ho avuto l’onore di conoscerla personalmente ed altrettanto certamente siamo nate in anni diversi, ma questo non mi ha impedito di seguirla, conoscerla, stimarla e successivamente di innamorarmi della sua storia e della passione che trasuda dalle parole di ogni suo scritto. Ascoltando le sue interviste come quelle di coloro che vantano il suo cognome o che erano parte del suo affetto, andando a fondo cercando e studiando la sua vita, infatti, ho potuto sentire la sua anima. Mi sento come se le avessi stretto la mano, e rileggendo un piccolo passo del suo figliolo “UN UOMO” ne sono rimasta avvolta, mi ha sedotto con la sua lingua tagliente e con il suo testardo e fragile cuore. Vi starete chiedendo di quale figliolo io stia parlando, visto che la sorte non è stata molto buona con lei in questo ambito, ma ricordo bene con che entusiasmo ha sempre presentato i suoi libri, come ricordo con esattezza la sua ultima intervista a rai set extra nella quale rispose con estrema fermezza alla domanda del giornalista, che le chiedeva se non fosse stato inopportuno non interrompere la stesura della traduzione del suo libro per sottoporsi immediatamente all’intervento contro il cancro, così :<<lei ha figli? e non farebbe prima il necessario per loro e penserebbe solo dopo a se stesso ed a tutto il resto? ecco, io ho fatto così per la mia creatura>>. Lei considerava ogni suo libro una sua creatura, per questo era così scrupolosa e puntigliosa, ci teneva più di ogni altra cosa. When I think of my past, at the hours spent writing on my diaries (yes, one was not satisfactory), the books that enriched my adolescence with strong emotions, it cannot fail to come to my mind only one and only name, that is, Oriana Fallaci. I am fully aware of the fact that it is enough to google search for this name to find a myriad of information on the same, the published books, his travels, his way of being a journalist or his illness. From her humble reader and passionate about her talented style, I would like to bring to the light of my memories who Oriana Fallaci really was and not just who she was for many or what she did in her life. If any of you asked me << who was Oriana Fallaci? >> I would answer spontaneously << A woman, a great woman >>. Far be it from me to underestimate its artistic aspect, I love your pen and I know its splendid books, I will tell you about it later, but let me say before anything else that Mrs. Oriana Fallaci was a great woman, one of those who they carry a capital D on their shoulders. Certainly I did not have the honor of knowing her personally and equally certainly we were born in different years, but this did not stop me from following her, knowing her, esteem her and subsequently falling in love with her story and the passion that exudes from the words of each of her writings. Listening to his interviews like those of those who boast his surname or who were part of his affection, going to the bottom looking for and studying his life, in fact, I could feel his soul. I feel like I have shook her hand, and rereading a small step of her son “A MAN” I was wrapped in it, she seduced me with her sharp tongue and her stubborn and fragile heart. You may be wondering which son I am talking about, since the fate has not been very good with her in this area, but I remember well how enthusiastically she has always presented her books, as I remember exactly her last interview with rai set extra in which she answered very firmly to the journalist’s question, who asked her if it hadn’t been inappropriate not to stop drafting the translation of her book to immediately undergo surgery against cancer, like this: << do you have children? and wouldn’t he do the necessary for them first and think only after himself and everything else? behold, I have done so for my creature >>. She considered each of her books to be her creature, which is why she was so scrupulous and meticulous, she cared more than anything else.

Her secretary Daniela Di Pace, the one who stayed by her until the last day of her life, clearly said that Oriana was a true professional, of those who no longer exist, used the term “complete” to define her with a single word. She was able not only to sell her articles to Italian newspapers but also to foreign ones as she took care of the translation herself. << I would have liked to have her here today, because she would have been baffled by this poetic and cultural paucity, by the emptying of institutional values and the value of the community >>. Fearless but also very fragile in saying too much about herself to some, Daniela added in the interview. On that occasion, in fact, he told the real story, according to his vision, of the relationship that Oriana had with her great love Alekos Panagulis, for which she was inspired in the novel “A MAN”. At the beginning of her career she was very much in love with the journalist Franqois Pezon but after a few years she was left. Franqois was married at the time, to the Broadway actress, and they met in Vietnam for business reasons. At this juncture their secret love was born, and as Franqois feared for the safety of his son, adopted with his wife, in the event of a hypothetical divorce as it was about dealing with an unstable and alcoholic woman, he decided to listen to his strong sense of responsibility and therefore decided not to end the marriage. Oriana, however, one day, probably exhausted by a love that would have liked to live in the light of the sun and as a woman always in search of the truth, decided to send every single letter to her wife; from this episode Franqois, moved by pain in the face of the lack of trust in him, according to him, decided to end the relationship with our Oriana. La sua segretaria Daniela Di Pace, colei che le rimase accanto fino l’ultimo suo giorno di vita, disse chiaramente che Oriana era una vera professionista, di quelle che non esistono più, usò il termine “completa” per definirla con una sola parola. Era capace non solo di vendere i suoi articoli alle testate italiane bensì anche a quelle straniere in quanto se ne occupava lei stessa della traduzione. <<Mi sarebbe piaciuto averla qui oggi, perchè sarebbe rimasta sconcertata di questa pochezza poetica e culturale, dello svuotamento dei valori istituzionali e del valore della comunità>>. Impavida ma anche molto fragile nel dire troppo di sè ad alcuni, aggiunse Daniela nell’intervista. In quell’occasione infatti raccontò la reale storia, secondo la sua visione, del rapporto che Oriana ebbe con il suo grande amore Alekos Panagulis, per il quale s’ispirò nel romanzo “UN UOMO”. All’inizio della sua carriera era innamoratissima del giornalista Franqois Pezon ma dopo alcuni anni venne lasciata. Franqois era sposato a quei tempi, con l’attrice di Broadway, e si conobbero in Vietnam per motivi di lavoro. In questo frangente nacque questo loro amore segreto, e siccome Franqois temeva per l’incolumità del figlio, adottato con la moglie stessa, nel caso di un ipotetico divorzio in quanto si trattava di avere a che fare con una donna instabile ed alcolizzata, decise di ascoltare il suo forte senso di responsabilità e quindi decise di non interrompere il matrimonio. Oriana però, un giorno, probabilmente stremata da un amore che avrebbe voluto vivere alla luce del sole ed in quanto donna sempre alla ricerca della verità, decise di spedire ogni loro singola lettera alla moglie; da questo episodio Franqois, mosso dal dolore dinanzi alla mancata fiducia verso di lui, a detta sua, decise di chiudere la relazione con la nostra Oriana.

Solo dopo del tempo e dopo un mese ricco di interviste che Oriana fece ad Alekos Panagulis, entrò in trans per quest’uomo di dieci anni meno di lei. Lo aiutò ad “inserirsi”. Per Daniela, Oriana lo visse come il suo lato maschile mentre Peloz fu il vero ed unico ispiratore come l’unico uomo che le insegnò molto del mestiere e che le tirò fuori ciò che era dentro. Poi, io sono del parere che nessuno possa conoscere a fondo il cuore di una persona, specie quello di una donna, neppure se la si tiene accanto ogni giorno, chissà, magari Oriana avrebbe smentito questa idea e avrebbe detto la sua verità, ahimè nessuno potrà mai saperlo. Dall’intervista a Daniela Di pace emerse anche un altro lato di Oriana <<c’era una donna preparatissima nel lavoro, concreta e risoluta, ed una donna che non aveva alcun senso pratico, come se non le interessasse averlo, mi diceva che nella vita ero stata chiamata a farle da mamma, poi con la malattia sentì il forte peso dell’assenza del calore familiare>>, ad un certo punto iniziai a sorridere leggendo alcuni episodi intimi che facevano parte del loro rapporto <<il rapporto con lei era di estrema fiducia, una responsabilità enorme che mi ha portata a vivere mettendo lei sempre al primo posto, proteggendola e consigliandola. Una volta mi chiamò alle due di notte, dormivo, svegliai tutta la famiglia “ma sono le due di notte, signora” le dissi, e lei mi rispose “che problema c’è? ormai è sveglia, scriva Daniela!” lei, era meravigliosamente così>>. M’immagino i pensieri di quella famiglia che molto probabilmente non capiva fino in fondo e che vedeva Oriana con occhi ben diversi da quelli di Daniela. Immagino le lotte ed i litigi anche solo per poterle rimanere accanto, essendo così esigente, come immagino l’arricchimento che tutto questo però le portò. Daniela la definì infine “estrema e pura”. Volendo sempre ricordare il suo lato umano voglio parlarvi anche di ciò che emerso da un’intervista fatta su tv2000 al nipote Edoardo Perazzi. Egli raccontò un pò della sua storia, del fatto che non amasse i giornalisti in quanto aveva una sua visione politica, ben diversa dalla loro. Raccontò di quanto calore c’era dietro ad ogni intervista che faceva, sì, perchè Oriana intervistò i volti più noti ed inarrivabili di quel tempo come ad esempio Merilin Monroe, intervista che si trasformò in un articolo sulla caccia della giovane giornalista all’inafferrabile diva del cinema americano, a Los Angeles nel 1955. Edoardo per certo non visse con Oriana il classico rapporto tra zia e nipote, questo lo dice il fatto stesso che a tutt’oggi non la chiama zia, ma semplicemente Oriana. Era una zia diversa da tutte le altre, non era facile starle vicino ma era pur sempre un onore ed una vera propria scuola di vita. <<Era quella zia che partiva spesso per i suoi lunghi viaggi di lavoro e che quando tornava a casa non dava il solito abbraccio ma aveva per ognuno di noi un pensiero materiale ed uno mentale.>> Sono convinta che i suoi nipoti passarono molte ore seduti sul tappeto del salotto ad ascoltare le sue avventure e le sue perle di saggezza sulla vita, sulla guerra, sulla morte e sulla cultura degli altri paesi. Quale fortuna capitò loro!. Una zia schiva ma che si mostrava con tanta disinvoltura attraverso i suoi capolavori, un vero e proprio “mostro” della scrittura. Una zia che era capace di passare da un sorriso ad una sfuriata in un lampo, <<quando iniziò a frequentare Alekos però divenne una donna allegra dentro e di conseguenza anche noi ne traevamo beneficio, in quanto spesso Alekos si recava a casa nostra e potevamo vivere il profumo che entrambi emanavano, un profumo di pace e di serenità nell’aria che avvolgeva tutti noi, nonostante alcune volte abbiamo assistito alle solite scenate di Oriana anche verso di lui>> Ma, Edoardo, con tutto il rispetto in virtù del cognome che lei porta, la magia che era in Oriana era proprio questa, la maestosità del suo carattere testardamente dolce, non diamogliene una colpa. (Ovviamente ho visto sempre emozione nei suoi occhi quando ha parlato di sua zia, quindi laddove capitasse nei miei umili paraggi sappia che quanto detto sopra è semplicemente parte della mia vena umoristica, o quanto ne è rimasto). Sono rimasta ammaliata dal fatto che lo stesso Edoardo ricordò molto bene quanto Oriana abbia vissuto come una sorta di genesi la stesura del suo romanzo “UN UOMO”, stregata e tormentata durante il travaglio che poi l’ha portata alla nascita di uno dei libri più belli al mondo. <<pignola, unica, irascibile, solitaria ma estremamente generosa e dolcissima>> non ne dubito Signor Edoardo. << Quando si toccavano certi tasti poi Oriana diveniva molto severa, era in grado di incenerire con un solo sguardo seguito anche dalle parole. Ripeteva sempre a noi nipoti, come a tutti coloro che la incontrarono, che la sua unica religione era la vita>> Anche se poi, da come ho potuto apprendere attraverso diverse fonti, Oriana s’avvicinò alla chiesa cattolica nell’ultimo periodo della sua vita. Credeva in una forza interiore ma riservava molto rispetto verso quel tipo di religione fondata sulla pace e sull’amore verso il prossimo. Ammirava in modo speciale Papa Ratzinger, tant’è che per riuscire ad intervistarlo affrontò un lunghissimo viaggio fino a Roma nel periodo più duro della sua malattia. La cosa che più mi ha colpita di Oriana è che continuò imperterrita nel suo lavoro, nonostante tutti e tutto, nonostate “lui”, il cancro. Lo reputava una creatura viva, pensate che dopo l’operazione chiese ai medici di poterlo vedere quel “figlio di un cane”; lo vide anche al microscopio e lì capì di avere un vero nemico da combattere. << Non capisco questo pudore, questa avversione verso la parola cancro, non è neanche una malattia infettiva, bisogna fare come in America, bisogna dirla questa parola, apertamente, serenamente, disinvoltamente, ho-il-cancro, io faccio così e mi sembra di esorcizzarlo. Lo dico soprattutto per le persone che lo stanno vivendo, il cancro, che poi, perchè chiamarla malattia inguaribile? non è vero che è inguaribile, insomma, ci sono persone che riescono a sopravvivere per diversi e lunghi anni con “lui” addosso>> Quando ho ascoltato questa intervista sono rimasta basita e piacevolmente sconvolta dal suo nobile atteggiamento tenuto verso un giornalista che evitava, per non crearle dispiacere, forse, di dire il nome della sua malattia mentre le chiedeva come la stava vivendo ed il suo “rimprovero” allo stesso, con le parole riportate poc’anzi. Only after some time and after a month full of interviews that Oriana did to Alekos Panagulis, did she enter the trans for this man ten years younger than her. It helped him to “fit in”. For Daniela, Oriana lived it as her masculine side while Peloz was the true and only inspirer as the only man who taught her a lot about the trade and who brought out what was inside. Then, I am of the opinion that nobody can fully understand a person’s heart, especially that of a woman, not even if you keep it close every day, who knows, maybe Oriana would have denied this idea and would have told her truth, alas nobody will never know. From the interview with Daniela Di pace also another side of Oriana emerged << there was a woman very prepared in the work, concrete and resolute, and a woman who had no practical sense, as if she did not care to have him, told me that in the life I was called to be her mother, then with the disease she felt the heavy weight of the absence of family warmth >>, at a certain point I started to smile reading some intimate episodes that were part of their relationship << the relationship with her was of extreme trust, an enormous responsibility that led me to live, always putting her first, protecting and advising her. Once she called me at two in the morning, I was asleep, I woke up the whole family “but it’s two in the morning, lady” I said, and she replied “what’s the problem? now she’s awake, write Daniela! ” she was wonderfully so >>. I imagine the thoughts of that family who most likely did not fully understand and who saw Oriana with eyes very different from those of Daniela. I imagine the struggles and quarrels just to be able to stay close to them, being so demanding, as I imagine the enrichment that all this, however, brought them. Daniela finally called it “extreme and pure”. Always wanting to remember his human side, I also want to talk to you about what emerged from an interview on tv2000 with his nephew Edoardo Perazzi. He told a little about his story, about the fact that he didn’t like journalists because he had a political vision, very different from their own. He told how much warmth there was behind every interview he did, yes, because Oriana interviewed the most famous and unreachable faces of that time such as Merilin Monroe, an interview that turned into an article on the hunt of the young journalist to the elusive diva of American cinema, in Los Angeles in 1955. Edoardo certainly did not live with Oriana the classic relationship between aunt and nephew, this says the very fact that to this day he does not call her aunt, but simply Oriana. She was an aunt different from all the others, it was not easy to be near her but it was still an honor and a real school of life. << It was that aunt who often left for her long business trips and who when she returned home did not give the usual hug but had a material and a mental thought for each of us. >> I am convinced that her grandchildren spent many hours sitting on the living room carpet listening to his adventures and his pearls of wisdom about life, war, death and culture of other countries. What luck happened to them !. A shy aunt who showed herself with such ease through her masterpieces, a real “monster” of writing. An aunt who was able to go from a smile to a rash in a flash, << when she started dating Alekos, however, she became a cheerful woman inside and consequently we also benefited from it, as often Alekos went to our house and we could live the scent that both emanated, a scent of peace and serenity in the air that enveloped all of us, despite some times we have witnessed the usual scenes of Oriana also towards him >> But, Edward, with all respect by virtue of the surname that she brings, the magic that was in Oriana was just that, the majesty of her stubbornly sweet character, let’s not blame her. (Of course, I always saw emotion in her eyes when she talked about her aunt, so where it happened in my humble surroundings, know that what I said above is simply part of my humorous streak, or what is left of it). I was enchanted by the fact that Edoardo himself remembered very well how Oriana experienced the writing of her novel “A MAN” as a sort of genesis, bewitched and tormented during labor which then led to the birth of one of the most beautiful in the world. << fussy, unique, short-tempered, lonely but extremely generous and very sweet >> I don’t doubt it Mr. Edoardo. << When certain keys were touched then Oriana became very severe, she was able to incinerate with a single glance followed also by words. She always repeated to us grandchildren, as to all those who met her, that her only religion was life >> Even if, as I was able to learn through different sources, Oriana approached the Catholic church in the last period of her life. He believed in an inner strength but reserved much respect for that type of religion based on peace and love of neighbor. He admired Pope Ratzinger in a special way, so much so that to be able to interview him, he faced a very long journey to Rome during the hardest period of his illness. The thing that struck me most about Oriana is that she continued undaunted in her work, despite everyone and everything, despite “him”, the cancer. He considered him a living creature, do you think that after the operation he asked the doctors to be able to see him that “son of a dog”; he also saw it under a microscope and there he realized he had a real enemy to fight. << I don’t understand this modesty, this aversion to the word cancer, it’s not even an infectious disease, you have to do as in America, you have to say this word, openly, serenely, easily, I have cancer, I do so and it seems to me to exorcise it. I say this above all for the people who are experiencing it, cancer, which then, why call it an incurable disease? it is not true that he is incurable, in short, there are people who manage to survive for several long years with “him” on him >> When I listened to this interview I was thrilled and pleasantly upset by his noble attitude towards a journalist who avoided, in order not to make her sorry, perhaps, to say the name of her illness while asking her how she was experiencing it and her “reproach” to it, with the words reported above.

Oriana had a mentally challenging relationship with cancer, not a relationship of fear, the only time she felt fear was shortly before entering the operating room, not because of the surgery itself but because she was afraid of being mutilated. rather, he felt severe sadness, loved life. When asked if she was afraid of death she replied no << since I was a child I know death, I have attended her too much, even as a war correspondent. The same cancer, the alien that is in me, took away my father, then my mother and sister. The idea of ​​dying doesn’t scare me, I don’t tell lies, I’m too proud to tell lies. I would rather say that I am sorry to die, I remember Anna Magnani herself who said to me “it is not right to die if we were first born dear Oriana” >>. “He” changed her relationship with time << it feels like death row prisoners and tomorrow is getting shorter, we live with the fear of wasting it >> and with life << If something nice happens to me, for me it is even more beautiful, my love for life has doubled, I now want an optimistic ending, a triumph of life >> he expressed frankly talking about how he would have finished his new book. Oriana was fighting until the end, the end that arrived on September 15th 2006 in Florence, her beloved Florence; buried in the cemetery of laurels, of evangelical rite, in the Galluzzo district in the family tomb. (next to it we find a memorial stone of Alekos Panagulis, his companion) Oriana ebbe con il cancro un rapporto mentalmente di sfida, non un rapporto di paura, l’unico momento in cui avvertì timore fù poco prima di entrare in sala operatoria, non per l’intervento in sè ma perchè temeva di uscirne mutilata. piuttosto, provò forte tristezza, amava la vita. Quando le chiesero se avesse paura della morte rispose di no <<fin da bambina conosco la morte, l’ho frequentata davvero troppo, anche come corrispondente di guerra. Lo stesso cancro, l’alieno che è in me, si portò via mio padre, poi mia madre e mia sorella. L’idea di morire non mi fa paura, non dico bugie, sono troppo orgogliosa per dire bugie. Direi piuttosto che mi dispiace morire, ricordo la stessa Anna Magnani che mi disse “non è giusto morire se siamo prima nati cara Oriana”>>. “Lui” le cambiò il rapporto con il tempo << ci si sente come dei condannati a morte ed il domani è sempre più corto, si vive con il timore di sprecarlo >> e con la vita << Se mi capita qualcosa di bello, per me è ancora più bello, il mio amore per la vita si è raddoppiato, io ora voglio un finale ottimista, un trionfo della vita >> espresse con tutta franchezza parlando di come avrebbe concluso il suo nuovo libro. Oriana fù combattiva fino alla fine, fine che giunse il 15 Settembre del 2006 a Firenze, la sua amata Firenze; sepolta nel cimitero degli allori, di rito evangelico, nel quartiere del Galluzzo nella tomba di famiglia. ( accanto troviamo un cippo commemorativo di Alekos Panagulis, suo compagno )

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Elisabeth Gioia Carbone